Incendio in una casa di cura per malati di mente
(fire in mental health nursing home)
A Reggio Emilia il 21 febbraio 2010 un uomo di 67 anni ha subito gravi ustioni a causa di un incendio verificatosi alle 3,30 circa in una casa di riposo.
I soccorritori lo avrebbero trovato legato alle sponde del letto con una fascetta di plastica che bloccava uno dei polsi, mentre l’altro era libero e probabilmente gli permetteva di accendere le sigarette. Gli altri dieci ospiti della struttura sono stati messi in salvo e trasferiti all’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti. Al momento dell’incendio nella casa di cura era presente un’operatrice, che è rimasta intossicata.
Il racconto dell’operatrice è importante in quanto rende evidente due aspetti relativi alla sicurezza delle persone con disabilità, e cioè la difficoltà di attuare delle misure di sicurezza antincendio compatibili con lo stato di chi soffre di disagio psichico e la difficoltà di intervento per chi deve aiutare quete persone nell’emergenza. In particolare, l’addetta ha affermato di aver visto il fumo uscire dalla sua porta ma di non averlo sentito gridare. Avendo trovato il locale pieno di fumo e già interessato da una grande quantità di fiamme, l’operatrice ha cercato di portarlo fuori dalla camera senza riuscirci. Si era attaccato con le mani alle sponde e non riusciva a fargliele aprire. Dopo essere tornata nella stanza con un secchio d’acqua e cercato di spegnere le fiamme, ha accompagnato gli altri dieci ospiti in una stanza lontana, al sicuro dal fumo.
L’incendio si è sviluppato probabilmente a causa di una sigaretta che l’uomo avrebbe trovato fuori dalla struttura, ma i Vigili del fuoco non sembrano aver trovato elementi certi circa le cause delle fiamme.
L’incendio mette in luce la necessità di stabilire attraverso le norme di sicurezza in modo esplicito le misure di sicurezza per le strutture in cui sono presenti persone con disagio psichico, visto che assicurare in tali strutture la stessa libertà di apertura delle vie di esodo che è obbligatoria in tutti gli altri luoghi di lavoro porrebbe problemi di sicurezza più rilevanti di quelli che si vorrebbe risolvere.
A questo proposito si deve ricordare che esiste già una previsione nel decreto sulla sicurezza degli ospedali (decreto 18 settembre 2003), al punto 4.9, che consente l’adozione di idonei e sicuri sistemi di controllo ed apertura delle porte alternativi a quelli previsti dalle norme ordinarie, prevedendo anche una idonea formazione del personale, ma servirebbe una indicazione più precisa per non esporre i titolari e i progettisti a rischi indebiti nella scelta di tali sistemi.
Uno sforzo analogo deve essere svolto per fornire ai datori di lavoro gli strumenti che permettano loro di aiutare in emergenza queste persone, per le quali durante le operazioni di soccorso sono necessari metodi di approccio e di guida mirati.
Su questo tema, dal sito www.vigilfuoco.it nel mese di febbraio 2010 abbiamo appreso di una importante iniziativa finalizzata a migliorare la formazione del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco nel rapporto con le persone disabili durante le emergenze. Tale iniziativa dovrebbe condurre alla redazione di materiale utile per la formazione degli addetti antincendio a gestire anche questo tipo di situazioni.
