Ingegneria Antincendio: il quadro generale
Nel 2007 e’ stato emanato il decreto ministeriale 9 maggio 2007, finalizzato a indicare il quadro normativo generale, che permette di presentare i progetti valutati con l’approccio ingegneristico.
Per fornire un breve quadro generale dell’argomento, puo’ essere utile partire dalla descrizione della situazione normativa italiana, in cui esiste una notevole quantita’ di disposizioni normative. Queste norme garantiscono che tutti godano di uguali livelli di sicurezza ma presentano lo svantaggio di limitare le possibilita’ progettuali dei professionisti.
Dalla seconda meta’ degli anni sessanta sono state emanate prescrizioni di sicurezza in grado di assicurare a tutti i soggetti controllati una univocita’ ed uniformita’ di trattamento. Tale indirizzo, tuttora seguito, ha portato ad un patrimonio normativo di notevole mole, che presenta il vantaggio di garantire l’uniformita’ di trattamento a tutti i soggetti controllati ma e’ poco propenso ad adattarsi alle situazioni particolari che inevitabilmente si incontrano nella pratica professionale.
Dai primi anni ottanta, insieme all’aumento del numero di disposizioni, si e’ fatta rilevante la necessita’ di attuare misure ritagliate sulle necessita’ di singoli ambiti, in quei casi che, oggettivamente, non potevano essere resi conformi alle disposizioni generali. Per questo motivo, fin dal 1982, il legislatore aveva introdotto l’istituto della deroga (DPR 577, art. 21), con la possibilita’, quindi, di proporre misure di sicurezza alternative da adottare per raggiungere il livello minimo di sicurezza richiesto dalle norme (possibilita’ che curiosamente non esiste nel caso delle norme volontarie UNI, CEI, CIG ecc.).
Con il passare del tempo, tale procedura ha subito un utilizzo un sempre maggiore, tanto che nel 1998 (DPR 37, art. 7) l’istruzione delle pratiche e’ stata delegata integralmente alle sedi regionali dei Vigili del Fuoco, per consentire una maggiore rapidita’ di trattazione secondo i criteri fissate dalle leggi Bassanini sulla semplificazione amministrativa. Ciononostante, la deroga era nata ed e’ rimasta uno strumento eccezionale, per differenziare caso per caso, quelle misure di sicurezza che dovrebbero essere uguali in tutte le attivita’ dello stesso tipo.
Perche’, nel quadro appena tratteggiato, si inseriscono le necessita’ di competitivita’ e di flessibilita’ alle quali abbiamo accennato in apertura? Secondo chi scrive, l’esigenza di fondo espressa da un dibattito sempre piu’ sentito nel mondo della prevenzione incendi e’ quella di riuscire a contemperare gli scopi propri dell’intervento pubblico, quelli cioe’ di tutela della sicurezza e di uniformita’ di trattazione, con le nuove necessita’ di liberta’ di azione di professionisti ed imprenditori. In altri ambiti, ad esempio, queste istanze hanno portato alla creazione dello sportello unico, anche questo ispirato ad esperienze gia’ vissute in altri paesi. Per individuare le strade praticabili nel senso appena indicato e’ necessario considerare aspetti di carattere giuridico e normativo, fondamentalmente legati all’appartenenza dell’Italia all’Unione europea.
Dal punto di vista strettamente giuridico, si deve considerare che l’Unione europea ha gia’ previsto la possibilita’ di utilizzare metodi paralleli alla consueta normazione prescrittiva e deterministica usualmente utilizzata anche in Italia (definiamo prescrittiva una norma che impone l’attuazione di determinati provvedimenti, basandosi sulla determinazione a priori degli scenari incidentali). Questi metodi, che il Documento interpretativo n. 2 della Direttiva prodotti da costruzione – Sicurezza in caso di incendio ha definito ingegneristici, sono in grado di risolvere la progettazione della sicurezza antincendio in modo pi�� mirato alle esigenze degli utenti.
Perche’ tale possibilita’ e’ stata individuata, dalla Commissione europea, nell’uso di questi modelli? Una prima importante motivazione dovrebbe essere ricercata nel fatto che essi derivano da un grande sforzo di ricerca su scala planetaria, sviluppato dall’ISO nell’ambito del Comitato Tecnico 92 – sottocomitato 4 (all’interno dl quale sono particolarmente attivi gruppi di ricercatori Usa, del Regno Unito, della Svezia, del Giappone). Ma la vera risposta, forse, deve essere cercata nelle reali potenzialita’ di tali metodi, per rendersi conto delle quali sarebbe opportuno che ciascuno ne prendesse visione formandosi la propria opinione sull’affidabilita’ delle scelte compiute.
Premesso che, probabilmente, non e’ avveduto tentare di spiegare in poche righe il contenuto di un lavoro tanto ambizioso, si puo’ riassumere il contenuto dei documenti ISO in fase di studio in tre punti essenziali:
- definizione di una metodologia di progettazione antincendio secondo una codificazione definita;
- definizione degli scenari incidentali (in accordo con gli organi di controllo) su cui sviluppare le successive valutazioni;
- valutazione oggettiva delle conseguenze di un incendio in relazione allo scenario prescelto e misura del livello di sicurezza presumibile.
All’approccio ingegneristico e’ sottesa un’argomentazione di fondo: l’incendio e’ un fenomeno (fisico e chimico) che, per quanto complesso, puo’ essere ricostruito o previsto attraverso modelli adeguati. Accettata questa posizione, si puo’ predisporre il lavoro di progettazione nella maniera pi�� completa e poi utilizzare i supporti di calcolo (hardware e software) per dare una valutazione quantitativa delle previsioni sviluppate.
In sostanza il professionista, una volta definiti gli aspetti progettuali di riferimento secondo una determinata procedura codificata, dovra’ prendere contatto con i Vigili del Fuoco e stabilire, in accordo con loro, i gruppi di scenari di incendio piu’ credibili. Definite le situazioni peggiori (in termini di presenza di persone, di materiali combustibili e di situazioni di gestione) in cui, secondo i VV.F., potra’ verosimilmente accadere un incendio, il progettista dovra’ calcolare l’evoluzione degli incendi corrispondenti (utilizzando software in circolazione i cui modelli matematici siano stati validati secondo i criteri che l’ISO sta definendo). In questo modo potra’ misurare i tempi di esodo previsti (secondo modelli ad hoc) e confrontarli con i tempi di sopravvivenza delle persone presenti. In questa seconda fase entrano in funzione i software, che permettono di seguire, ad esempio, l’andamento delle temperature, dei fumi e del rilascio delle specie tossiche corrispondenti allo scenario di incendio ipotizzato.
Il grado di sicurezza della progettazione, infine, derivera’ dal rapporto tra tempo di esodo/tempo di sopravvivenza nel peggiore tra gli scenari di riferimento.
Dalla mole di informazioni necessarie per elaborare le previsioni, si deduce che, per giungere ai programmi che gia’ si trovano in commercio, sono stati elaborati modelli che descrivono le capacita’ di rilascio del calore dei materiali durante la combustione, la loro suscettibilita’ ad essere innescati, l’andamento dell’incendio in funzione della ventilazione, la generazione delle specie tossiche, la generazione dei fumi ed il loro movimento, l’esodo delle persone. Inoltre, sono state compiute sperimentazioni di laboratorio in grado di dare pratica utilizzabilita’ alle formule matematiche teoriche.
Quale e’ la possibile applicazione di questi metodi? Si possono delineare quattro possibili applicazioni immediate:
- progettazione della sicurezza di attivita’ civili complesse per le quali non esistano norme di riferimento;
- possibilita’ di valutare le pratiche di deroga. L’ipotesi di adottare una misura in luogo di un’altra potra’ infatti essere misurata e quindi pesata secondo criteri oggettivi;
- valutazione dei piani di emergenza, in quanto e’ possibile seguire l’andamento di un incendio e la propagazione dei prodotti della combustione, e conoscere istante per istante la percentuale di sopravvivenza di una persona in un ambiente;
- investigazione delle cause di incendio, mediante la ricostruzione delle fasi dell’incendio e la verifica o l’ esclusione delle varie ipotesi incidentali.
E’ importante sottolineare, inoltre, che l’utilizzo di questi metodi non contrasta con la sopravvivenza dell’approccio prescrittivo, attualmente vigente anche in Italia. Questo puo’ essere affermato non solo in quanto l’Unione Europea ha stabilito (documento interpretativo n. 2) che i soli approcci permessi in futuro saranno quello prescrittivo e quello ingegneristico, ma perche’, in fin dei conti, i due approcci si integrano. Con le norme che conosciamo, infatti, si fissa univocamente un livello di sicurezza delle singole attivita’ (competenza che e’ e rimarra’ ai singoli stati dell’Unione), mentre con i sistemi ingegneristici si potranno valutare le variazioni relative al livello fissato, oltre che risolvere le progettazioni di strutture complesse per le quali, tradizionalmente, non esistono norme. Con tali metodi sono state realizzate quasi tutte le grandi strutture pi�� recenti nei paesi industrializzati, ma anche nel nostro paese non sono piu’ tanto rare le realizzazioni verificate o progettate dall’inizio secondo i modelli in argomento.
Con queste note non ci si e’ proposto altro che informare sull’esistenza di nuove possibilita’ applicative nel settore della prevenzione incendi. Al momento purtroppo, per approfondire l’argomento ci si deve rivolgere quasi esclusivamente a fonti straniere. Per avere un’idea delle potenzialita’ di questi metodi e dei relativi software ci si puo’ collegare al sito internet dell’organo governativo statunitense NIST (National Institute Standard Technology). Alla pagina web http//blazes.nist.gov e’ possibile scaricare gratuitamente il programma di ingegneria antincendio Fastlite, che puo’ permettere agli interessati di formarsi un’opinione sulle possibilita’ dei metodi appena accennati.
