la documentazione del progetto antincendio

aprile 2008

Molti sanno che gli edifici a particolare rischio di incendio devono essere autorizzati preventivamente dai Vigili del fuoco, Ma come si documenta un progetto di sicurezza antincendio? In che modo si può dimostrare che sono state seguite tutte le norme vigenti nella prsentazione delle domande di parere di conformità ai Vigili del Fuoco?

Per rispondere a questa domanda si deve fare riferimento al decreto 4 maggio 1998, che stabilisce come deve essere composto il fascicolo allegato alla domanda di esame del progetto e di sopralluogo.


La documentazione da allegare alle domande di prevenzione incendi è dettagliata nel decreto 4 maggio 1998. Negli allegati sono indicati requisiti dei progetti

La documentazione per il parere di conformità

Perché un progetto possa essere approvato, deve essere redatto secondo requisiti stabiliti dal decreto 4 maggio 1998.

La documentazione deve evidenziare tutte le informazioni necessarie per consentire di verificare se é stata rispettata la norma di riferimento (quando sia applicabile una norma) o di valutare il rischio e decidere se le misure proposte sono adeguate.

Il progetto di un edificio deve indicare in quale modo sono stati soddisfatti i requisiti normativi.
Un progetto conforme ai requisiti di prevenzione incendi dovrà essere corredato dai seguenti elaborati:

- una scheda informativa generale;
- una relazione tecnica;
- elaborati grafici.

La scheda informativa generale consiste in una sintetica descrizione del progetto e deve contenere:
- informazioni generali sull’attività principale e sulle eventuali attività secondarie soggette a controllo di prevenzione incendi;
- indicazioni del tipo di intervento in progetto: nuovo insediamento o modifica, ampliamento o ristrutturazione di attività esistente;

Relativamente alla relazione tecnica si possono avere due casi:

- attività per le quali esistono delle norme di riferimento (regole tecniche) ;

- atività senza regole di riferimento.

Per le prime, il procedimento è semplice perchè il progetto deve ripercorrere la regola tecnica.

Per le seconde, si deve spiegare anche il processo logico che ha condotto alla definizione delle misure di sicurezza adottate (allegato A.2).

In particolare, questo processo è composto da diverse parti; una relazione tecnica per quanto riguarda le attività per le quali non esiste una specifica norma di sicurezza antincendio deve infatti essere predisposta in cinque sezioni:
a) descrizione delle condizioni ambientali;
b) individuazione dei pericoli;
c) valutazione del rischio;
d) misure di sicurezza adottate;
e) indicazioni sulla gestione dell’emergenza;
f) indicazione delle misure relative alla comodità d’uso. (cosa vuol dire?? Eventualmente va spiegato)

a) Nella descrizione delle condizioni ambientali, devono essere specificati i seguenti punti, per consentire la valutazione del rischio connesso:
- condizioni di accessibilità e viabilità;
- caratteristiche degli edifici (tipologia edilizia, geometria, volumetria, superfici, altezza, piani interrati, articolazione planovolumentrica, compartimentazione, ecc.);
- affollamento degli ambienti, con particolare riferimento alla presenza di persone con ridotte od impedite capacità motorie o sensoriali;
- vie di esodo.

b) Nella Individuazione dei pericoli di incendio la relazione contiene l’indicazione di elementi che permettono di individuare i pericoli presenti nell’attività, quali ad esempio:
- destinazione d’uso (generale e particolare);
- sostanze pericolose e loro modalità di stoccaggio;
- carico di incendio nei vari compartimenti;
- impianti di processo;
- lavorazioni;
- macchine, apparecchiature ed attrezzi;
- movimentazioni interne;
- impianti tecnologici di servizio;
- aree a rischio specifico.
c) La seconda parte della relazione contiene la descrizione delle condizioni ambientali nelle quali i pericoli sono inseriti, al fine di consentire la valutazione del rischio connesso ai pericoli individuati, quali ad esempio:
· condizioni di accessibilità e viabilità;
· lay-out aziendale (distanziamenti, separazioni, isolamento);
· caratteristiche degli edifici (tipologia edilizia, geometria, volumetria, superfici, altezza, piani interrati, articolazione planovolumentrica, compartimentazione, ecc.);
· aerazione (ventilazione);
· affollamento degli ambienti, con particolare riferimento alla presenza di persone con ridotte od impedite capacità motorie o sensoriali;
· vie di esodo.
d) La terza parte della relazione contiene la valutazione qualitativa del livello di rischio, l’indicazione degli obiettivi di sicurezza assunti e l’indicazione delle azioni messe in atto per perseguirli; il livello di rischio può essere valutato in analogia a quanto indicato dal D.M. 10/03/98. Questo Decreto, trattato nelle pagine successive, riporta le indicazioni di sicurezza antincendio per i luoghi di lavoro, in applicazione del D.Lvo 626/94. I livelli di rischio potranno essere basso, medio e elevato. Le attività soggette a controllo da parte dei VV.F. ai sensi del D.M. 16/2/82 sono per definizione almeno di livello medio.

e) Compensazione del rischio incendio (strategia antincendio); la quarta parte della relazione tecnica contiene la descrizione dei provvedimenti da adottare nei confronti dei pericoli, delle condizioni ambientali, e la descrizione delle misure preventive e protettive assunte, con particolare riguardo al comportamento al fuoco delle strutture e dei materiali ed ai presidi antincendio, avendo riguardo alle norme tecniche di prodotto prese a riferimento.

f) Gestione dell’emergenza; nell’ultima parte della relazione sono indicati, in via generale, gli elementi strategici della pianificazione dell’emergenza che servono a dimostrare la perseguibilità dell’obiettivo della mitigazione del rischio residuo attraverso l’organizzazione e gestione aziendale.

La documentazione tecnica dovrà comprendere, oltre alla relazione sopra descritta, una serie di elaborati grafici come illustrati nell’allegato A.3 al D.M. 4/5/98.

Gli elaborati grafici, preferibilmente nei formati non superiori ad A2 e piegati in A4, dovranno comprendere:
1. planimetria generale in scala (da 1:2000 a 1:200), a seconda delle dimensioni dell’insediamento, dalle quali risultino:
· l’ubicazione delle attività;
· le condizioni di accessibilità all’area e di viabilità al contorno, gli accessi pedonali e carrabili;
· le distanze di sicurezza esterne;
· le risorse idriche della zona (idranti esterni, pozzi, corsi d’acqua, acquedotti e similari);
· gli impianti tecnologici esterni (cabine elettriche, elettrodotti, rete gas, impianti di distribuzione gas tecnici);
· l’ubicazione degli organi di manovra degli impianti di protezione antincendio e dei blocchi di emergenza degli impianti tecnologici;
· quanto altro ritenuto utile per una descrizione complessiva dell’attività ai fini antincendio, del contesto territoriale in cui l’attività si inserisce ed ogni altro utile riferimento per le squadre di soccorso in caso di intervento.
2. piante in scala da 1:50 a 1:200, a seconda della dimensione dell’edificio o locale dell’attività, relative a ciascun piano, recanti l’indicazione degli elementi caratterizzanti il rischio di incendio e le misure di sicurezza riportate nella relazione tecnica:
· la destinazione d’uso ai fini antincendio di ogni locale con indicazione dei macchinari ed impianti esistenti;
· l’indicazione delle uscite, con il verso di apertura delle porte, i corridoi, i vani scala, gli ascensori;
· le attrezzature mobili di estinzione e gli impianti di protezione antincendio, se previsti;
· l’illuminazione di sicurezza.
· sezioni ed eventuali prospetti degli edifici in scala adeguata, tavole relative ad impianti e macchinari di particolare importanza ai fini della sicurezza antincendio.

Per quanto riguarda gli elaborati grafici, ai fini della sicurezza antincendio devono essere utilizzati i simboli grafici approvati dal DM 30/11/83, che servono ad evidenziare le scelte progettuali compiute, ai fini della strategia di sicurezza.

Argomenti: , , , ,

2 Risposte to “ la documentazione del progetto antincendio ”

  1. edi on novembre 2010 at 11:12 am

    avrei una domanda da porre
    per un nuovo impianto antincendio, è possibile far ricorso ad un pozzo che preleva acqua da falda sotterranea,data la mancanza dell’acquedotto per alimentare anello per idranti?
    grazie

  2. Arch.Amorini on maggio 2011 at 1:36 am

    In risposta alla domanda: non é possibile utilizzare un pozzo per alimentare la rete di idranti perché si tratta di una fonte idrica non costante, di portata aleatoria, e soggetta ad esaurimento proprio nei periodi di maggior rischio incendio. Potrebbe essere però possibile alimentare col pozzo un bacino che costituisca una riserva permanente e del volume richiesto dai VVFF.

Scrivi un commento