Attività artigianali: dimensionamento della riserva idrica

marzo 2009

Il professionista che redige un progetto antincendio è spesso chiamato a definire e dimensionare la rete idrica per la protezione dell’attività. Nel caso di edifici o fabbricati nei quali vengono svolte attività soggette a controllo da parte dei Vigili del Fuoco e per le quali sono anche in vigore specifiche regole tecniche (come per i locali di pubblico spettacolo, strutture sanitarie, strutture ricettive, impianti sportivi, scuole, ecc..), l’individuazione del livello di protezione ed il dimensionamento degli impianti è  già stabilito. Pertanto, in questo caso il compito del progettista risulta abbastanza semplice, dovendo assicurare esclusivamente i requisiti fissati nelle singole norme.

In presenza invece di attività prive di regola tecnica specifica (tipicamente le attività industriali o artigianali) è necessario innanzitutto valutare la necessità, in accordo con il locale Comando Provinciale, della realizzazione di una rete idrica e, in caso affermativo, procedere alla sua progettazione prendendo a riferimento la UNI 10779:2007 (impianti di estinzione incendi – reti di idranti – progettazione, installazione ed esercizio).

Un esempio applicativo, riferito al reparto di lavorazione di una falegnameria, con estensione del compartimento di 1500 m2 e carico di incendio di progetto medio, di 20 Kg/m2, è riportato di seguito.

I parametri da valutare, posti alla base della progettazione, individuabili attraverso l’analisi guidata dal DM 04/05/1998, sono le sostanze combustibili presenti ed il relativo quantitativo, il valore del carico di incendio del compartimento, l’estensione delle aree da proteggere, la probabile velocità di propagazione di sviluppo dell’incendio, sempre in funzione delle caratteristiche delle sostanze presenti, il tipo e la capacità dell’alimentazione disponibile e l’eventuale presenza e consistenza di una organizzazione aziendale addestrata all’utilizzo dei mezzi antincendio.  Per il dimensionamento dell’impianto occorre individuare il “livello di pericolosità dell’area” da proteggere, tenendo conto della tipologia e caratteristiche delle materie prime, delle condizioni di gestione delle aziende del settore. In caso di presenza non trascurabile di materiali combustibili e che presentano un moderato pericolo di incendio come probabilità di innesco, velocità di propagazione di un incendio e possibilità di controllo stesso da parte delle squadre di emergenza si ha una classificazione in base alla UNI 10779:2007 come aree di “livello 2”.

Si deve precisare che rientrano in tale classe tutte quelle attività che non presentano accumuli particolari di merci combustibili e nelle quali sia trascurabile la presenza di sostanze infiammabili.

Definito il livello di rischio dell’area da proteggere, deve essere individuato il tipo di protezione che si intende conferire al fabbricato.

La norma UNI 10779:2007 distingue due tipologie di protezione, in relazione al tipo di utilizzo cui sono destinati gli idranti:

  • la protezione interna
  • la protezione esterna.

Per protezione interna si intende la protezione contro l’incendio a mezzo di naspi ed idranti, installati in maniera da permettere il primo intervento da distanza ravvicinata e, soprattutto, da considerandone l’impiego da parte degli addetti dell’attività.

Per protezione esterna si considera invece la protezione contro l’incendio realizzata a mezzo di idranti a colonna (soprasuolo o sottosuolo) ubicati in modo da consentire il contrasto dell’incendio quando le dimensioni del fuoco sono tali da non poter intervenire da vicino e l’intervento è finalizzato essenzialmente al contenimento dell’incendio evitandone la propagazione. L’utilizzo degli idranti di grossa portata richiede adeguata istruzione da parte del personale incaricato. In presenza di attività di ridotte dimensioni come quella trattata nel presente esempio (falegnameria con estensione del compartimento di 1500 m2 e carico di incendio di progetto medio di 20 Kg/m2) è normalmente sufficiente garantire la sola protezione interna, che può essere assicurata a mezzo di:

  • idranti a muro DN 45, con portata di 120 lt/min e pressione residua all’ingresso non minore di 0,2 MPa;
  • naspi DN 20 a prestazione normale (portata di 35 lt/min e pressione di 0,2 MPa) o a prestazione elevata (portata di 60 lt/min e pressione di 0,3 MPa).

Ipotizzando l’installazione di idranti DN 45, considerando l’area di livello di rischio 2, il dimensionamento dell’impianto deve prevedere:

  • il contemporaneo funzionamento di 3 idranti, con portata di 120 l/min cadauno e pressione residua di 0,2 MPa (oppure tutti gli apparecchi installati se inferiori a 3);
  • una durata di alimentazione maggiore od uguale a 60 minuti.

La capacità della riserva idrica (C) da realizzare, qualora l’acquedotto non garantisca la costante fornitura nel tempo della portata e pressione necessaria, sarà pertanto C = 3 x 120 x 60 = 21,6 m3. Relativamente alle caratteristiche delle alimentazioni idriche deve essere poi fatto riferimento alla UNI EN 12845, mentre gli eventuali locali di installazione dei gruppi di pompaggio dovranno essere realizzati in conformità alla UNI 11292:2008.

Scrivi un commento