Atex è acronimo di ATmosphères ed EXplosives , per atmosfera potenzialmente esplosiva si intende una atmosfera che di per se non è esplosiva in condizioni normali, ma può diventarla in caso di circostanze imprevedibili, tipo perdite di gas, aumento della temperatura o pressione, o per la semplice rottura di un componente.
La certificazione atex è il risultato della valutazione rischio esplosione. Vediamo più nel dettaglio quali sono le zone atex.
Indice
ToggleDirettiva Atex e Normativa
ATEX ovviamente è il nome convenzionale che raggruppa due direttive dell’Unione europea: quindi sono due tipi di direttive ; la prima per il fabbricante e la seconda per l’usuario.
- La 2014/34/UE per la regolamentazione di apparecchiature destinate all’impiego in zone a rischio di esplosione; la direttiva si rivolge ai costruttori di attrezzature destinate all’impiego in aree con atmosfere potenzialmente esplosive e si manifesta con l’obbligo di certificazione di questi prodotti; la direttiva 94/9/CE risulta da questa abrogata con effetto decorrente dal 20 aprile 2016;
- La 99/92/CE per la sicurezza e la salute dei lavoratori in atmosfere esplosive; si applica negli ambienti a rischio di esplosione, dove impianti ed attrezzature certificate sono messe in esercizio ed è quindi rivolta agli utilizzatori.

Di solito si pensa che il rischio di un esplosione sia tipico dell’industria chimica o energetica, dato che la presenza di gas, vapori, nebbie o polveri intesi come infiammabili e notoriamente instabili, è considerevole. In realtà, molti materiali di uso domestico e comune possono dar luogo ad esplosioni , cose come la farina, la segatura, lo zucchero, i rifiuti domestici, per non parlare dei vari combustibili usati nelle nostre case ; il gas naturale, il gpl, e altri carburanti per autotrazione.
Differenze principali tra Direttiva ATEX 1999/92/CE e 2014/34/UE
Per evitare fraintendimenti tra le due direttive ATEX, è utile evidenziare subito le differenze principali e le rispettive aree di applicazione:
- ATEX 1999/92/CE si concentra sulla sicurezza nei luoghi di lavoro in cui possono formarsi atmosfere esplosive. Questa direttiva è rivolta soprattutto a datori di lavoro e responsabili della sicurezza: stabilisce come classificare le zone a rischio, quali misure preventive adottare e come garantire formazione e informazione adeguate per chi opera in tali ambienti. In sostanza, disciplina la gestione del rischio tramite la suddivisione in zone ATEX e l’adozione di procedure e misure di sicurezza per i lavoratori.
- ATEX 2014/34/UE, invece, regola la progettazione, la produzione e la commercializzazione di apparecchiature e sistemi di protezione destinati all’uso in aree a rischio di esplosione. Questa direttiva si rivolge a produttori e installatori: definisce i requisiti tecnici di conformità, i processi di certificazione e le responsabilità dei diversi operatori economici (fabbricanti, importatori, distributori). Dal 20 aprile 2016 ha sostituito la precedente direttiva 94/9/CE.
In sintesi:
- 1999/92/CE: sicurezza degli ambienti di lavoro e tutela dei lavoratori
- 2014/34/UE: conformità e mercato delle apparecchiature destinate a tali ambienti
Di seguito analizzeremo le zone ATEX più comuni e i rischi ad esse associati.
Categorie di apparecchiature in base ai gas, vapori o polveri
A seconda del tipo di atmosfera pericolosa—sia essa composta da gas, vapori o polveri—le apparecchiature vengono classificate in gruppi specifici che ne definiscono l’idoneità d’uso. Ogni gruppo corrisponde a una diversa classe di sostanze esplosive e implica requisiti di protezione crescenti. La suddivisione è la seguente:
Per le atmosfere con gas:
IIA: indicato per le atmosfere meno pericolose della serie II; possono essere utilizzate apparecchiature marcate IIA, IIB o IIC.
IIB: richiede un livello di protezione più elevato rispetto a IIA; sono compatibili apparecchiature marcate IIB o IIC.
IIC: destinato alle atmosfere più pericolose della serie II, come idrogeno o acetilene; in questo caso devono essere impiegate solo apparecchiature specificamente classificate IIC.
Per le atmosfere con polveri:
IIIA: ammette dispositivi delle categorie IIIA, IIIB o IIIC.
IIIB: compatibile con apparecchiature marcate IIIB o IIIC.
IIIC: richiede esclusivamente apparecchiature del gruppo IIIC.
Questa classificazione garantisce che vengano adottati livelli di sicurezza adeguati, utilizzando le apparecchiature più idonee in base al rischio potenziale dell’ambiente operativo.
Classificazione ATEX
Requisiti di certificazione e conformità per le categorie ATEX
Ogni categoria di prodotto ATEX deve rispettare specifici adempimenti prima di essere immessa sul mercato europeo. La procedura di certificazione dipende dal livello di rischio e dalla possibilità che il prodotto venga esposto ad atmosfere potenzialmente esplosive. Di seguito una panoramica delle principali categorie e delle relative procedure:
M1 e M2 (ambienti minerari)
Le apparecchiature destinate alle miniere, categorie M1 e M2, richiedono generalmente il coinvolgimento di un Organismo Notificato (NB) per la certificazione del prodotto e, per la categoria M1, anche per la certificazione dell’azienda. È inoltre obbligatoria la dichiarazione di conformità accompagnata dalle istruzioni d’uso.
1G e 1D (zone ad alto rischio, gas o polveri)
I prodotti destinati a zone con elevato rischio di gas (1G) o polveri (1D) necessitano della certificazione dell’apparecchiatura e, in alcuni casi, del sistema produttivo aziendale tramite NB. Anche in questo caso sono sempre obbligatorie la dichiarazione di conformità e le istruzioni d’uso.
2G e 2D (zone a rischio medio, gas o polveri)
Per queste categorie, di solito è richiesta la certificazione del prodotto tramite NB, mentre l’azienda può procedere con autocertificazione in determinate circostanze. Rimangono comunque obbligatorie la dichiarazione di conformità e la documentazione tecnica allegata.
3G e 3D (zone a rischio basso, gas o polveri)
In queste condizioni, il fabbricante può utilizzare l’autocertificazione, assicurando che il prodotto rispetti gli standard richiesti. È comunque necessario fornire la dichiarazione di conformità e le istruzioni d’uso.
Queste differenziazioni assicurano che ogni apparecchiatura sia controllata e documentata in maniera proporzionata ai rischi presenti nell’ambiente operativo.
Limiti di Esplodibilità: LFL e UFL
Quando si parla di rischio di esplosione, entrano in gioco due parametri fondamentali: il limite inferiore di esplodibilità (LFL, Lower Flammable Limit) e il limite superiore di esplodibilità (UFL, Upper Flammable Limit). In termini semplici, questi limiti definiscono l’intervallo di concentrazione di una sostanza combustibile nell’aria entro il quale può verificarsi un’esplosione.
- LFL (Limite Inferiore di Esplodibilità): rappresenta la concentrazione minima di gas, vapore o polvere necessaria, in presenza di una sorgente di accensione, per generare una reazione esplosiva. Al di sotto di questo valore, la miscela è troppo “magro” (poco combustibile) per esplodere.
- UFL (Limite Superiore di Esplodibilità): indica invece la concentrazione massima oltre la quale la miscela diventa troppo “ricca” per esplodere, poiché c’è troppo combustibile e troppo poco ossigeno.
In breve, un’esplosione può verificarsi solo quando la concentrazione della sostanza si trova tra LFL e UFL e c’è una fonte di innesco, come una scintilla. È importante ricordare che questi limiti variano in base alla sostanza, alla pressione e al contenuto di ossigeno nell’ambiente: ad esempio, metano, polvere di zucchero e benzina hanno valori differenti.
A questo punto, possiamo vedere come vengono classificate le apparecchiature e le attrezzature a marchio CE.
Equipaggiamenti e attrezzature a marchio CE
La Direttiva ATEX 2014 classifica i prodotti in categorie, in relazione al livello di protezione e in funzione del grado di pericolosità dell’ambiente dove questi saranno inseriti. Di seguito le classificazioni atex.
Gruppo 1
Questa direttiva include i prodotti utilizzati nelle miniere sotterranee o a cielo aperto in quanto i metodi di prova il pericolo, le misure di protezione, sono simili per entrambi i materiali e si suddivide in due categorie, dipendendo dal livello di protezione richiesto;
M1: Prodotti che rimangono funzionanti in presenza di atmosfera esplosiva. Livello di protezione “molto alto”.
M2: Prodotti che vengono spenti in caso di formazione di atmosfera esplosiva. Livello di
protezione “alto”.
Gruppo 2
Prodotti utilizzati in industrie di superficie. Viene suddivisa in tre categorie, in funzione del livello di protezione richiesto (zona di utilizzo). Nel caso di impiego in ambienti con gas la categoria è individuata con la lettera G, nel caso di polveri con la lettera D
1G o 1D: presenza continua o per lunghi periodi di atmosfera esplosiva. Livello di protezione “molto
alto”
2G o 2D: presenza occasionale di atmosfera esplosiva. Livello di protezione “alto”
3G o 3D: assenza o presenza per brevi periodi di atmosfera esplosiva. Livello di protezione
“normale”
La 99/92/CE per la sicurezza e la salute dei lavoratori in atmosfere esplosive
Secondo la ATEX direttiva 99/92/CE le atmosfere potenzialmente esplosive sono suddivise in zone
dal datore di lavoro applicando la normativa EN 60079-10.
| GAS | POLVERI | CATEGORIA | LIVELLO PROTEZIONE RICHIESTO |
|---|---|---|---|
| O | 20 | 1) Area in cui un’atmosfera esplosiva costituita da una miscela di aria e sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori, nebbie o polveri è presente continuamente o per lunghi periodi | livello di protezione molto elevato |
| 1 | 21 | 2) Area in cui un’atmosfera esplosiva costituita da una miscela di aria e sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori, nebbie o polveri, è presente occasionalmente durante il funzionamento normale | livello di protezione elevato |
| 2 | 22 | 3) Area in cui un’atmosfera esplosiva costituita da una miscela di aria e sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori, nebbie o polveri, non è mai presente, ma se è presente, persiste solo per brevi periodi | livello di protezione normale |
VALUTAZIONE RISCHIO ESPLOSIONE: CLASSE DI TEMPERATURA
E’ da tenere presente un altro aspetto fondamentale, ossia la temperatura di ignizione delle sostanze presenti nella possibile atmosfera esplosiva, che poi sarebbe la temperatura minima d’innesco spontaneo della miscela esplosiva.
Questo valore ovviamente deve essere superiore alla massima temperatura superficiale sviluppata dai vari prodotti, apparecchiature o equipaggiamenti presenti nel luogo ove questa esplosione possa accadere. Per quanto riguarda i gas, i componenti elettrici permessi all’interno dei luoghi potenzialmente esplosivi, sono suddivisi in sei classi di temperatura da T1 a T6.
| Classe di temperatura | Massima temperatura superficiale delle apparecchiature | Temperatura di ignizione della sostanza infiammabile |
| T1 | 450 °C | > 450 °C |
| T2 | 300 °C | > 300 °C |
| T3 | 200 °C | > 2000 °C |
| T4 | 135 °C | > 135 °C |
| T5 | 100 °C | > 100 °C |
| T6 | 85 °C | > 85 °C |
Per una valutazione più precisa, è utile conoscere la classificazione di alcune delle sostanze più comuni in ambiente industriale, in relazione al gruppo di gas e alla classe di temperatura:
| Gas / Vapore | Gruppo | Classe di temperatura |
|---|---|---|
| Acido acetico | IIA | T1 |
| Acetone | IIA | T1 |
| Acetilene | IIC | T2 |
| Ammoniaca | IIA | T1 |
| Butano | IIA | T2 |
| Cicloesano | IIA | T3 |
| Etanolo | IIA | T2 |
| Etilene | IIB | T2 |
| Idrogeno | IIC | T1 |
| Kerosene | IIA | T3 |
| Metano (gas naturale) | IIA | T1 |
| Metanolo (alcol metilico) | IIA | T2 |
| Metiletilchetone (MEK) | IIB | T2 |
| Propano | IIA | T1 |
| Propanolo (alcol isopropilico) | IIA | T2 |
| Tetraidrofurano (THF) | IIB | T3 |
| Toluene | IIA | T1 |
| Xilene | IIA | T1 |
Temperature di accensione di alcune polveri infiammabili
Le polveri rappresentano un rischio spesso sottovalutato. Di seguito alcune temperature tipiche di accensione, sia in nube che in strato:
| Polveri | Nube (°C) | Strato (°C) |
|---|---|---|
| Alluminio | 560 | 450 |
| Amido | 460 | 435 |
| Carbone macinato | 420 | 230 |
| Cellulosa | 520 | 410 |
| Farina | 380 | 320 |
| Gomma sintetica | 450 | 220 |
| Legno | 410 | 220 |
| Metilcellulosa | 420 | 320 |
| Resina fenolica | 530 | >450 |
| Polietilene | 420 | Fonde |
| PVC | 700 | >450 |
| Toner | 530 | Fonde |
| Zucchero | 490 | 460 |
La classe di temperatura delle polveri viene espressa direttamente in °C.
METODI DI PROTEZIONE DELLE APPARECCHIATURE ELETTRICHE A RISCHIO ESPLOSIONE
Quando una miscela pericolosa può essere presente — sia nelle condizioni normali di funzionamento di un impianto sia in maniera occasionale — è essenziale prevenire il rischio di esplosione. Per farlo si utilizzano diverse tecniche di protezione, che possono essere raggruppate in tre grandi categorie:
Tecnica di contenimento (ad esempio, a prova di esplosione)
Tecnica di segregazione (come l’incapsulamento)
Tecnica di prevenzione (ad esempio, sicurezza intrinseca)
A seconda della costruzione delle apparecchiature elettriche, vengono impiegati metodi specifici che adottano una o più di queste strategie. Di seguito viene fornita una breve panoramica dei metodi più diffusi e utilizzati, fondamentali per la valutazione ATEX.
1) Custodia a prova di esplosione Ex-d
Standard di riferimento IEC 60079-1
Principio: Contenimento
Le parti che possono innescare l’atmosfera esplosiva sono
confinate da una custodia in grado di sostenere la pressione generata dall’esplosione e prevenire la sua trasmissione all’esterno.
- Giunti e Interstizi devono essere precisi e dimensionati per il tipo di Gas;
- Deve esserci un attrezzo speciale per l’apertura della custodia.
2) Custodia pressurizzata Ex-p
Standard di riferimento IEC 60079-2
Principio: Pressurizzazione
La formazione di un’atmosfera potenzialmente esplosiva
all’interno della custodia si previene, mantenendo un
rapporto di pressione positivo tra interno/esterno della custodia.
- Si deve fare un lavaggio iniziale prima di dare tensione.
- Devono esserci sistemi di interblocco per lo spegnimento dell’alimentazione prima che venga raggiunta la pressione d’esercizio o in caso di perdita di pressurizzazione.
- LA MANUTENZIONE SOTTO TENSIONE NON E’ AMMESSA.
3) Immersione in olio Ex-o 
Standard di riferimento IEC 60079-6
Principio: Incapsulamento
I componenti elettrici sono immersi in un fluido protettivo in
modo che l’atmosfera esplosiva sopra la sua superficie non possa accendersi.
- Adatto per trasformatori di potenza e parti elettriche in movimento.
4) Sicurezza aumentata Ex-e 
Standard di riferimento IEC 60079-7
Principio: Prevenzione- Sicurezza aumentata
Devono essere applicate misure aggiuntive per prevenire la possibilità che si generi un’eccessiva temperatura e quindi ci sia la possibilità di scintille o archi elettrici.
- Le misure aggiuntive riguardano: collegamenti, componenti, distanze, materiali, impatto meccanico, resistenza alle vibrazioni, grado di protezione della custodia.
- LA MANUTENZIONE SOTTO TENSIONE NON E’ AMMESSA.
5) Sicurezza intrinseca Ex-i
Standard di riferimento IEC 60079-11
Principio: Prevenzione-Sicurezza intrinseca
Vengono utilizzati solamente circuiti a sicurezza intrinseca:
scintille o effetti termici non sono in grado di accendere l’atmosfera esplosiva circostante. Tensione, corrente ed energia immagazzinata sono limitate ad un livello inferiore al minimo necessario per l’innesco.
- LA MANUTENZIONE SOTTO TENSIONE E’ PERMESSA.
6) Incapsulamento Ex-m 
Standard di riferimento IEC 60079-18
Principio: Incapsulamento
Le parti che potrebbero accendere un’atmosfera esplosiva attraverso una scintilla o un riscaldamento eccessivo sono confinate in una resina per evitare l’accensione.
- Adatto per piccoli componenti senza parti in movimento.
Altri metodi di protezione per polveri combustibili
Oltre alle tecniche precedentemente descritte, per le apparecchiature destinate all’uso in ambienti con polveri combustibili si applicano ulteriori metodi specifici, conformi agli standard internazionali:
| Simbolo | Denominazione | Marcatura | Norme applicabili |
|---|---|---|---|
| Ex ta / Ex tb / Ex tc | Tenuta alla polvere | 20 / 21 / 22 | EN 60079-31 |
| Ex px / Ex py / Ex pz | Pressurizzazione | 20 / 21 / 22 | EN 60079-2 |
| Ex ma / Ex mb / Ex mc | Incapsulamento | 20 / 21 / 22 | EN 60079-18 |
| Ex ia / Ex ib / Ex ic | Sicurezza intrinseca | 20 / 21 / 22 | EN 60079-11 |
- Tenuta alla polvere: la custodia impedisce la penetrazione di polveri combustibili, proteggendo le parti interne da potenziali esplosioni.
- Pressurizzazione: un’atmosfera interna controllata evita l’ingresso di polveri nella custodia.
- Incapsulamento: le parti a rischio sono completamente inglobate in resina o altro materiale isolante.
- Sicurezza intrinseca: anche per le polveri, i circuiti sono progettati per evitare che scintille o temperature elevate possano innescare un’esplosione.
Questi metodi, ciascuno regolamentato da specifiche norme e applicabile alle zone 20, 21 e 22, garantiscono che le apparecchiature elettriche siano adeguatamente protette sia in presenza di gas sia di polveri combustibili.
RIFERIMENTO MARCATURE GRUPPI DI GAS
| Gas | Gruppo | Classe di temperatura | Temperatura di ignizione |
|---|---|---|---|
| Idrogeno | IIC | T1 | 560°C |
| Propano | IIA | T1 | 470 °C |
| Etilene | IIB | T2 | 425 °C |
| Acetilene | IIC | T2 | 305 °C |
| Kerosene | IIA | T3 | 280 °C |
| Dietile Etilico | IIB | T4 | 160 °C |
| Disolfuro di Carbonio | IIC | T6 | 95 °C |
CODICE IP
Il codice IP è un informazione sul grado di protezione dei componenti elettrici ed è dato dal grado di protezione IP, definito nello standard IEC60529 : questo viene definito con la sigla : IP XY , dove X indica la protezione da eventuali corpi solidi, e Y il grado di protezione dall’ingresso di liquidi.
| IP | Significato della prima cifra: particella solida |
|---|---|
| O | nessuna protezione |
| 1 | protezione da corpi solidi con diametro > 50 mm |
| 2 | protezione da corpi solidi con diametro > 12 mm |
| 3 | protezione da corpi solidi con diametro > 2,5 mm |
| 4 | protezione da corpi solidi con diametro > 1 mm |
| 5 | protezione contro le polveri (nessun deposito nocivo) |
| 6 | totalmente protetto contro le polveri |
| IP | Significato della seconda cifra: penetrazione del liquido |
|---|---|
| O | nessuna protezione |
| 1 | protezione da gocce d’acqua in caduta verticale |
| 2 | protezione da gocce d’acqua o pioggia fino a 15° dalla verticale |
| 3 | protezione da gocce d’acqua o pioggia fino a 60° dalla verticale |
| 4 | protezione da spruzzi d’acqua da ogni direzione |
| 5 | protezione contro getti d’acqua |
| 6 | protezione contro getti d’acqua potenti |
| 7 | protezione dalle immersioni temporanee |
| 8 | protezione dalle immersioni continue |
Seguendo tutte queste atex direttive si può avere un idea della marcatura sui prodotti.

Metodi di protezione per le apparecchiature non elettriche in atmosfere esplosive
Anche le apparecchiature non elettriche destinate a operare in ambienti a rischio di esplosione devono essere progettate seguendo specifici metodi di protezione, al fine di prevenire che eventuali fonti di innesco possano provocare incendi o esplosioni. Di seguito i principali approcci riconosciuti dalla normativa tecnica internazionale:
- Sicurezza costruttiva (Ex h): prevede accorgimenti progettuali mirati a evitare la formazione e la propagazione di fonti di accensione. Ciò include, ad esempio, la limitazione delle superfici calde, l’uso di materiali appropriati e la progettazione volta a prevenire scintille; tipico per valvole, pompe, riduttori e simili.
- Controllo delle sorgenti di innesco (Ex h): agisce direttamente sulle potenziali fonti di accensione, mediante sistemi di controllo o eliminazione, spesso attraverso analisi del rischio o dispositivi di monitoraggio continuo.
- Immersione in liquido (Ex h): i componenti a rischio vengono immersi in un fluido protettivo (oli o altri liquidi idonei), impedendo la formazione di un’atmosfera esplosiva a contatto con i punti caldi.
- Custodia a prova di esplosione (Ex d): le parti suscettibili di generare scintille sono racchiuse in un involucro robusto, in grado di contenere un’eventuale esplosione interna senza permetterne la propagazione all’esterno.
- Tenuta alla polvere (Ex t): impedisce l’ingresso di polveri combustibili nelle parti critiche dell’apparecchiatura, riducendo il rischio di innesco grazie a una corretta sigillatura delle superfici.
- Pressurizzazione (Ex p): l’apparecchiatura viene mantenuta a una pressione interna superiore a quella dell’ambiente circostante, evitando che gas o polveri pericolose entrino in contatto con punti caldi o scintillanti.
Questi metodi vengono applicati in base alle esigenze impiantistiche e al tipo di rischio presente, in conformità alle norme tecniche europee come EN ISO 80079-37 e EN 60079. Scegliere la strategia di protezione più adatta è fondamentale per garantire la sicurezza degli impianti e il rispetto delle direttive ATEX.
Come interpretare la marcatura per identificare la zona Ex di utilizzo
A questo punto, come possiamo stabilire in quali condizioni un dispositivo certificato può essere utilizzato in sicurezza? La risposta si trova nella corretta interpretazione della marcatura riportata sul prodotto: un codice che a prima vista può sembrare indecifrabile, ma che in realtà contiene informazioni preziosissime.
Consideriamo, ad esempio, una marcatura come:
II 2G Ex emb op is IIC T4 Gb
II 2D Ex tb op is IIIC T75°C Db
Queste sigle, pur apparendo complesse, non sono affatto casuali: ognuna fornisce un’indicazione precisa.
Il gruppo (II): identifica il contesto di utilizzo, solitamente “II” per le aree industriali di superficie.
La categoria (es. 2G, 2D): indica la probabilità e la durata della presenza di atmosfere esplosive (es. “2” per presenza occasionale).
La lettera successiva (G o D): distingue tra gas (G) e polveri (D).
Il tipo di protezione (Ex emb, Ex tb, ecc.): specifica la tecnologia di protezione adottata.
Il gruppo di gas o polveri (IIC, IIIC): collega l’apparecchiatura alla famiglia di sostanze compatibili.
La temperatura massima (T4, T75°C): indica la massima temperatura superficiale sicura.
Come individuare la zona corretta: è sufficiente confrontare categoria e lettera con le zone di classificazione:
1G / 1D → Zone 0 / 20 (presenza continua di atmosfera esplosiva)
2G / 2D → Zone 1 / 21 (presenza occasionale)
3G / 3D → Zone 2 / 22 (presenza rara o di breve durata)
Grazie a questo sistema, l’utente può determinare con precisione l’ambiente in cui un dispositivo può essere impiegato in sicurezza, semplicemente leggendo la marcatura e associandola alla categoria di rischio della zona di lavoro.
Esempio di marcatura ATEX: come leggere le sigle sugli apparecchi
Sulle apparecchiature certificate per l’utilizzo in zone a rischio di esplosione compaiono codici come:
II 2G Ex emb op is IIC T4 Gb
II 2D Ex tb op is IIIC T75°C Db

Categoria e Gruppo di appartenenza: specificano se l’apparecchiatura è destinata ad atmosfere con gas (G) o polveri (D), il livello di protezione previsto e il tipo di sostanze presenti.
Tipo di protezione: indica il sistema adottato, come “Ex d” (a prova di esplosione), “Ex e” (sicurezza aumentata) o “Ex ia” (sicurezza intrinseca), già approfonditi nelle sezioni precedenti.
Gruppi gas/polveri: sigle come IIC o IIIC identificano le famiglie di sostanze con cui il dispositivo è compatibile.
Classe di temperatura o limite termico: indica la temperatura massima della superficie dell’apparecchio durante il normale funzionamento (es. T4 o 75°C).
Livello di protezione e zona di destinazione: lettere come Gb o Db mostrano in quale zona l’apparecchiatura può essere installata (Gb per aree con gas, Db per aree con polveri).
Ente notificato di test: in alcuni casi viene riportato anche il codice dell’organismo che ha effettuato la certificazione secondo le norme ATEX.
Come decodificare la marcatura
Ad esempio:
“II” indica che l’apparecchiatura è destinata ad ambienti diversi da quelli minerari.
“2G” significa che può essere installata in zona 1, dove la presenza di gas con rischio di atmosfera esplosiva è probabile.
“Ex emb op is” descrive il tipo e il metodo di protezione adottato.
“IIC” identifica il gruppo di gas più critico, come idrogeno e acetilene.
“T4” indica una temperatura massima superficiale di 135°C.
La sigla finale (“Gb” o “Db”) definisce il livello di protezione, dove “b” rappresenta un’elevata sicurezza.
Utilizzo pratico
Interpretare correttamente queste marcature è fondamentale sia per selezionare la giusta apparecchiatura sia per garantire la sicurezza dell’impianto. È sufficiente consultare le tabelle dei gruppi, delle zone e delle classi di temperatura illustrate nella sezione precedente per verificare che il dispositivo sia adeguato all’ambiente e alle sostanze presenti.
Schemi internazionali di certificazione per atmosfere esplosive
Quando si parla di sicurezza nelle atmosfere potenzialmente esplosive, non ci si limita alle direttive europee: a livello globale esistono diversi schemi normativi che regolano e certificano prodotti e impianti. Questi sistemi facilitano il commercio internazionale, garantiscono la conformità e tutelano la sicurezza, soprattutto quando le apparecchiature devono essere utilizzate al di fuori dell’Unione Europea.
Ecco una panoramica dei principali standard e sistemi di certificazione internazionali:
- IECEx (International Electrotechnical Commission System for Certification to Standards Relating to Equipment for Use in Explosive Atmospheres): il sistema internazionale più diffuso fuori dall’Europa, che consente il riconoscimento della conformità alle normative IEC in diversi Paesi, agevolando l’esportazione.
- UKCA (UK Conformity Assessed): introdotto dal Regno Unito dopo la Brexit, sostituisce il marchio CE per il mercato britannico.
- NFPA (National Fire Protection Association): negli Stati Uniti, le norme NFPA regolano la sicurezza nelle aree a rischio di esplosione, in particolare tramite lo standard NFPA 70 (National Electrical Code).
- EAC (Eurasian Conformity): obbligatoria per Russia e paesi dell’Unione Doganale Euroasiatica, assicura che i prodotti rispettino i requisiti tecnici comuni della regione.
- KOSHA (Korea Occupational Safety & Health Agency): in Corea del Sud, questo schema verifica la conformità delle apparecchiature elettriche destinate ad aree pericolose.
- CCC Ex (China Compulsory Certification Ex): certificazione obbligatoria in Cina per prodotti destinati ad atmosfere esplosive secondo standard locali.
- INMETRO (Instituto Nacional de Metrologia, Qualidade e Tecnologia): il Brasile richiede specifiche certificazioni per le apparecchiature Ex, gestite dall’ente nazionale di metrologia.
Pur avendo procedure e requisiti differenti, tutti questi sistemi condividono un obiettivo comune: proteggere persone, impianti e ambiente da rischi spesso invisibili, ma potenzialmente gravi. Per chi progetta, produce o utilizza apparecchiature destinate a zone a rischio, conoscere queste certificazioni è fondamentale per operare in un mercato internazionale sempre più regolamentato.
Criteri di classificazione delle aree pericolose
La classificazione delle aree a rischio di esplosione, secondo gli standard europei e internazionali come EN 1127-1, EN 60079-10-1 (per atmosfere con gas) e EN 60079-10-2 (per atmosfere con polveri), si basa sulla frequenza e sulla durata della presenza di atmosfere potenzialmente esplosive. Le zone vengono definite sia in base al tipo di sostanza coinvolta (gas, vapori, nebbie o polveri combustibili), sia in funzione del livello di rischio.
Zone per gas, vapori e nebbie
Zona 0: atmosfera esplosiva presente in modo continuo, prolungato o molto frequente (ad esempio, oltre 1000 ore/anno).
Zona 1: è probabile che durante le normali attività operative si formi un’atmosfera esplosiva (circa tra 10 e 1000 ore/anno).
Zona 2: la presenza di atmosfera esplosiva è improbabile durante il funzionamento normale e, se si verifica, dura solo per brevi periodi (meno di 10 ore/anno).
Zone per polveri combustibili
Zona 20: atmosfera esplosiva da polveri presente costantemente o frequentemente nell’aria.
Zona 21: l’atmosfera esplosiva può formarsi occasionalmente durante le normali attività.
Zona 22: la formazione di atmosfera esplosiva è rara e, se avviene, è temporanea e di breve durata.
Corrispondenza tra zone, categorie ATEX e livelli di protezione (EPL IEC)
Zona 0 / Zona 20: Categoria 1G (gas) o 1D (polveri), livello di protezione Ga (gas) o Da (polveri).
Zona 1 / Zona 21: Categoria 2G o 2D, livello di protezione Gb o Db.
Zona 2 / Zona 22: Categoria 3G o 3D, livello di protezione Gc o Dc.
Questa classificazione permette di selezionare le apparecchiature e le misure preventive più adeguate, in funzione della probabilità di presenza di atmosfera esplosiva e del livello di sicurezza richiesto per ciascun ambiente.
Relazione tra zone, categorie e livelli di protezione (EPL) in ATEX e IECEx
Per orientarsi tra le normative ATEX e IECEx, è essenziale comprendere il legame tra le zone di installazione, le categorie dei dispositivi e i livelli di protezione EPL (Equipment Protection Level).
Zone di installazione: classificano gli ambienti in base alla frequenza e alla durata della presenza di atmosfere esplosive.
Zone con gas:
Zona 0: presenza continua o prolungata di atmosfere esplosive
Zona 1: presenza occasionale
Zona 2: presenza per brevi periodi
Zone con polveri:
Zona 20: presenza continua
Zona 21: presenza occasionale
Zona 22: presenza breve
Categorie ATEX: definiscono il livello di protezione del dispositivo, in relazione alla destinazione in una specifica zona.
1G / 1D: zone 0 e 20 (massimo livello di sicurezza)
2G / 2D: zone 1 e 21
3G / 3D: zone 2 e 22
Livelli di protezione EPL (IECEx): utilizzano sigle per indicare il grado di protezione del dispositivo.

Gb / Db: livello alto, zone 1 / 21
Gc / Dc: livello normale, zone 2 / 22
In pratica, le categorie ATEX e i livelli EPL facilitano la scelta delle apparecchiature più adatte per ciascuna zona. Ad esempio, un dispositivo certificato 1G o con EPL Ga può essere installato anche in zone meno pericolose, come la zona 1 o 2, garantendo comunque il massimo della sicurezza.
Non esitare a contattarci per sapere come prevenire i rischi esplosione in base a quanto prevedono le normative ATEX. Compila il form, chiama il numero verde o scrivici una email per ricevere la consulenza dei nostri esperti su abitazioni private, attività commerciali, imprese e enti pubblici ed evitare il rischio incendi.
Domande frequenti sulle normative ATEX
Cos’è la direttiva ATEX?
La direttiva ATEX è un insieme di regolamenti europei che disciplinano la sicurezza delle apparecchiature e degli ambienti di lavoro in presenza di atmosfere esplosive. Il termine ATEX deriva dal francese ATmosphères EXplosibles e assicura che macchinari, impianti e dispositivi siano conformi agli standard di sicurezza europei per prevenire incendi o esplosioni.
Cosa si intende per atmosfera esplosiva?
Un’atmosfera esplosiva è una miscela di aria e sostanze infiammabili sotto forma di gas, vapori, nebbie o polveri che, in presenza di una sorgente di accensione, può provocare un’esplosione. Ambienti tipici includono industrie chimiche, farmaceutiche, impianti di verniciatura e silo per cereali.
Quali sono le classi di protezione ATEX per apparecchiature?
Le apparecchiature ATEX sono suddivise in due categorie principali:
Categoria 1: dispositivi sicuri per zone con rischio costante o frequente di atmosfera esplosiva.
Categoria 2: dispositivi sicuri per zone con rischio occasionale.
Categoria 3: dispositivi sicuri per zone con rischio minimo e raro contatto con atmosfere esplosive.
Quali settori devono rispettare la normativa ATEX?
La normativa ATEX si applica a tutti i settori industriali in cui possono formarsi atmosfere esplosive, tra cui: chimico, petrolchimico, alimentare, farmaceutico, cartario e minerario. Anche piccoli laboratori con solventi infiammabili devono rispettare le norme ATEX.
Come vengono classificate le zone ATEX?
Le zone ATEX sono classificate in base alla probabilità di presenza di un’atmosfera esplosiva:
Zona 0: presenza continua o frequente di gas o vapori infiammabili.
Zona 1: presenza probabile durante il normale funzionamento.
Zona 2: presenza rara o temporanea.
Zone polveri: Zona 20, 21, 22 seguono criteri analoghi per polveri combustibili.
Quali sono gli obblighi del datore di lavoro secondo ATEX?
Il datore di lavoro deve:
Valutare i rischi di atmosfere esplosive.
Identificare e classificare le zone ATEX.
Selezionare apparecchiature conformi alla direttiva ATEX.
Formare il personale sui rischi e sulle procedure di sicurezza.
Come si certificano le apparecchiature ATEX?
Le apparecchiature ATEX devono essere testate e certificate da organismi notificati secondo gli standard europei. La certificazione garantisce che il dispositivo non generi scintille o fonti di accensione e sia adatto alla zona di utilizzo specifica.
Quali rischi comporta il mancato rispetto della normativa ATEX?
Il mancato rispetto della normativa ATEX può provocare esplosioni, incendi, danni materiali e lesioni gravi. Inoltre, comporta sanzioni legali e responsabilità civili e penali per l’azienda e il datore di lavoro.
Quali dispositivi di protezione individuale (DPI) sono richiesti in ambienti ATEX?
Nei luoghi a rischio ATEX, i lavoratori devono indossare DPI certificati per atmosfere esplosive, come:
Tute antistatiche
Scarpe e guanti antistatici
Caschi di protezione ATEX
Maschere e respiratori ATEX per polveri o gas
Come mantenere la conformità ATEX nel tempo?
Per mantenere la conformità ATEX, le aziende devono:
Effettuare ispezioni e manutenzioni periodiche degli impianti e dei dispositivi.
Aggiornare la valutazione dei rischi in caso di cambiamenti nei processi produttivi.
Formare continuamente il personale sulle nuove norme e procedure di sicurezza.






